La neuroatipicità, o neurodivergenza, si riferisce a variazioni nel funzionamento neurologico e cognitivo che differiscono dai modelli considerati tipici o normativi. Questi profili neurologici includono condizioni come l’autismo, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), la dislessia, il disturbo dello spettro autistico e altre differenze neurocognitive. Tali variazioni influenzano aspetti come la percezione sensoriale, l’elaborazione delle informazioni, le abilità sociali e la comunicazione. La prospettiva neurodivergente riconosce che queste differenze non sono semplicemente deficit, ma rappresentano variazioni naturali della diversità umana. La valorizzazione della neurodiversità promuove l’inclusione, la comprensione e il rispetto per le diverse modalità di pensiero e di funzionamento mentale. Questo approccio sottolinea l’importanza di adattare ambienti e pratiche sociali per supportare le persone neurodivergenti nel raggiungimento del proprio potenziale. In sintesi, la neuroatipicità evidenzia la ricchezza delle diversità neurologiche come parte integrante della varietà umana.
IL DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO (ASD)
Il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), è una condizione neurologica e dello sviluppo che influisce sulla comunicazione, l’interazione sociale e il comportamento. Le persone autistiche possono presentare difficoltà nel comprendere e usare il linguaggio verbale e non verbale, mostrare interesse limitato o ripetitivo verso determinate attività o argomenti, e manifestare sensibilità sensoriali anomale. La condizione si manifesta in modo diverso da persona a persona, con una vasta gamma di abilità e sfide. L’autismo è considerato uno spettro perché comprende condizioni con caratteristiche e livelli di supporto molto diversi, dal basso funzionamento a forme più leggere. La diagnosi avviene tramite valutazioni cliniche approfondite, e interventi precoci, educativi e di supporto possono migliorare significativamente le capacità e la qualità di vita delle persone autistiche. Mind Room si occupa solo di Autismo di livello 1, per condizioni più gravi si rimanda ai servizi pubblici territoriali di competenza.
ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività)
L’ADHD è un disturbo caratterizzato da difficoltà nell’attenzione, impulsività e iperattività. Le persone con ADHD possono avere problemi a mantenere l’attenzione su compiti o attività, essere facilmente distraibili, agire senza pensare e mostrare un livello eccessivo di attività motoria rispetto alla norma per la loro età. Questi sintomi possono influire negativamente sulle prestazioni scolastiche, sul rendimento lavorativo e sulle relazioni sociali. Le cause dell’ADHD sono ancora oggetto di studio, ma si ritiene che abbiano componenti genetiche e neurobiologiche. La diagnosi avviene attraverso valutazioni cliniche e strumenti di osservazione. Il trattamento può includere terapia psicoeducativa, supporto psicologico e, in alcuni casi, farmaci, con l’obiettivo di migliorare la gestione dei sintomi e favorire il funzionamento quotidiano.
DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)
I DSA sono un insieme di disturbi che influenzano abilità specifiche come la lettura, la scrittura, il calcolo e il linguaggio. Tra i più comuni ci sono la dislessia, la disortografia, la discalculia e il disprassia. Questi disturbi non sono legati a intelligenza o a problemi sensoriali, ma riguardano modalità di elaborazione delle informazioni nel cervello. Le persone con DSA possono manifestare difficoltà a leggere fluentemente, scrivere correttamente, comprendere testi scritti o eseguire calcoli matematici, spesso con un livello di intelligenza normale o superiore alla media. La diagnosi avviene tramite valutazioni psicodiagnostiche specifiche. Gli interventi educativi mirati, il supporto didattico e strategie compensative sono fondamentali per permettere a chi ha DSA di sviluppare le proprie potenzialità e di affrontare con successo le sfide scolastiche e quotidiane.
PLUSDOTAZIONE
La plusdotazione, si riferisce a persone che possiedono capacità cognitive significativamente superiori alla media, generalmente con un quoziente intellettivo superiore a 130. Queste persone mostrano una grande rapidità di apprendimento, elevata creatività, capacità di pensiero astratto e spesso interessi molto approfonditi in specifici ambiti. La plusdotazione può comportare sia vantaggi che sfide, come il rischio di noia, isolamento sociale o difficoltà di integrazione in contesti tradizionali. È importante riconoscere e valorizzare questa condizione attraverso programmi educativi personalizzati, supporto psicologico e ambienti stimolanti, per favorire lo sviluppo delle loro potenzialità e il benessere emotivo.
L’APPROCCIO NEO ESISTENZIALE NEI BAMBINI NEUROATIPICI
Grazie a conoscenze sempre più puntuali sulle principali neurodivergenze in età evolutiva, diventa sempre più precoce la diagnosi dei più frequenti funzionamenti in età evolutiva (Disturbi specifici dell’apprendimento, ADHD, Disturbi dello spettro Autistico, Plusdotazione cognitiva).
Le famiglie di questi bambini si rivolgono agli specialisti quasi sempre su invio della scuola che segnala loro la presenza di difficoltà didattiche e comportamentali.
A causa del forte impatto che questi funzionamenti hanno, in ambito scolastico, la maggior parte di questi bambini e ragazzi cresce con bassi livelli di autostima poiché frequentemente risultano poco performanti nel contesto scolastico e tendono con frequenza a generalizzare tale vissuto sentendosi sempre inferiori o comunque diversi dagli altri. Arrivano quindi in valutazione che hanno già sedimentato in loro la convinzione di essere “diversi”, “sbagliati”, “stupidi”, “inutili”, “incapaci” (per usare le parole con cui loro stessi si descrivono). Questa premessa si innesta in un contesto caratterizzato da una continua comparazione con gli altri, in una realtà comparativa e competitiva.
La dottoressa Grilanda, responsabile dell’area valutazioni di Mind Room che si sta formando in psicoterapia ad indirizzo neo Esistenziale, da alcuni anni sta cercando di promuovere il modello Esistenziale nel lavoro con le persone neuroatipiche, in particolare bambini ed adolescenti.
L’esperienza di questi anni di studio l’ha portata a proporre e promuovere con i bambini e con le loro famiglie il concetto di incomparabilità durante il colloquio conclusivo di restituzione che effettuiamo in forma congiunta al termine del percorso di valutazione. Durante il colloquio, oltre a comunicare la diagnosi a cui siamo giunti e a spiegare con rigore cosa sia una neurodivergenza, ci assicuriamo che vi sia chiara comprensione del fatto che si tratta di un “modo di essere fatti” e non di una patologia. Proponiamo loro, quindi, il concetto di incomparabilità, spiegando chiaramente che ognuno di noi è unico, irripetibile e incomparabile e che ognuno di noi è diverso.
Normalizzando il concetto di diverso, poiché diverso significa unico e non inferiore, abbiamo rilevato che i bambini riescono immediatamente a ristrutturare l’idea che hanno di sé e a beneficiare in termini di autostima e di percezione di autoefficacia.
Non ci sono studi ad oggi sull’efficacia dell’approccio neoEsistenziale sui bambini; ciò che stiamo osservando e opportunamente rilevando, pur necessitando di approfondimento e di codifica valutativa, potrà fornire uno strumento di contrasto alle difficoltà sociali e personali dei neurodivergenti e di implemento allo sviluppo identitario ed emotivo della popolazione in età evolutiva.
Nelle giornate del 21-22 e 23 maggio, si è svolto il convegno internazionale delle scuole di psicoterapia ad orientamento Esistenziale e la dott.ssa ha portato all’attenzione del mondo accademico il suo lavoro di ricerca che, seppur agli albori, sta fornendo un punto di vista innovativo nella terapia dei bambini neuroaticipi; in calce condividiamo il poster presentato al convegno.

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